Habary 12
Nyahururu, dicembre 2011
Carissimi amici,
Come procede in Italia? Qui a Nyahururu tutto bene, ultimi giorni di lavoro e poi gli uffici del St. Martin chiuderanno per le vacanze di Natale mentre le attivita’ nei nostri centri di riabilitazione per i bambini di strada e al Talitha Kum continueranno a pieno ritmo ed anzi si intensificheranno dal momento che i nostri bimbi non se ne andranno in ferie!
Eh si, un altro Natale qui in Kenya si sta avvicinando … senza alberi, luci, addobbi, regali, neve, freddo, pranzi e cene in famiglia, uscite con gli amici di vecchia data …
Natale, quanto vorrei fosse Natale per tutti! Purtroppo per tutte le persone del nord del Kenya, dove la siccita’ si sta trasformando in una tragedia umanitaria, non ci sara’ nessuna differenza rispetto ad ogni altro giorno: anche a Natale dovranno lottare contro la fame. Da mesi i turkana, i borana, i samburu, i rendille e le altre popolazioni al nord del paese, assieme a quelle del sud dell’ Etiopia e dell’ intera Somalia, soffrono per una delle piu’ grandi crisi alimentari degli ultimi decenni. Le cifre si aggirano piu’ o meno attorno a 3.7 milioni di somali che rischiano di morire di fame, 4.5 milioni le persone a rischio in Etiopia e 3.5 milioni in Kenya. Sono 12 milioni le donne, gli uomini e i bambini a lottare ogni giorno contro la fame e le malattie ad essa collegate nel Corno d’Africa. Migliaia e migliaia sono i somali che ogni giorno arrivano nei campi profughi allestiti nelle zone nord orientali del Kenya, gia’ da tempo sovraffollati e al collasso (i campi allestiti per accogliere 90 mila persone ne contengono gia’ secondo le stime piu’ di 450 mila), perche’ scappati dalla carestia e/o dalle violenze delle milizie locali e del gruppo insurrezionale islamista di stampo terroristico di Al Shabaab, contro cui anche il Kenya e’ entrato in guerra da meta’ ottobre (l’esercito kenyano ha fatto incursione in Somalia, dopo che il Kenya aveva subito una serie di attacchi terroristici, con lo scopo di far retrocedere Al Shabaab e allontanandolo cosi’ dai propri confini). La fame e i disagi dovuti ai flussi dei profughi somali ma anche alle migrazioni di intere popolazioni kenyane verso terre piu’ clementi (scendono verso il centro Kenya dalle zone desertiche e torride del nord), conribuiscono poi ad accentuare gli scontri tra diverse etnie, in particolare nelle zone di Marsabit e Isiolo (dove si trovo tra l’altro don Mario Meggiolaro, missionario della Diocesi di Venezia), dove turkana, borana e samburu cercano con ogni mezzo di sopravvivere dopo la perdita di piu’ della meta’ del loro bestiame (unica cosa ache possiedono) per via della siccita’. Mentre tutto questo succede a poche ore di macchina da qui, a Nyahururu la nostra gente continua con la propria vita che, come risultato della crisi economica globale degli ultimi tempi, e’ diventata molto piu’ cara. I prezzi di tutti i beni non prodotti in loco (come sale, zucchero, benzina, etc) sono quasi triplicati (es. 1 Kg di zucchero che mesi fa costava 80 Kshs adesso ne costa attorno ai 200), cosa che ha fatto aumentare anche di conseguenza i costi di tutti i servizi e delle rette scolastiche. Visto il caro vita, molti bambini e giovani vedono lontana la possibilita’ di poter continuare con gli studi e cosi’ iniziano a cercare lavoro per poter supportare le proprie famiglie. Peccato che anche la disoccupazione, soprattutto giovanile, sia in aumento e cosi’ di pari passo aumentano le situazioni di disagio (alcolismo, suicidi, crimini, violenza domestica, diffusione dell’ HIV/AIDS, ragazzi e bambini per le strade, disfacimento dei nuclei famigliari e dei valori culturali che per secoli erano alla base di ogni comunita’). “Come da noi qui in Italia” direte voi … probabilmente si anche se qui tutto assume dimensioni gigantesche.
Ad ogni modo anche qui il Natale e’ ancora sentito con un momento di gioia da condividere con le persone piu’ care. Non importano le difficolta’ economiche o di altro genere, a Natale tutti i membri, vicini e lontani, della stessa famiglia si devono per forza incontrare per tutte le festivita’ in una delle case (si fa turno e quindi ogni anno si cambia) per celebrare il piu’ grande di tutti i miracoli, la VITA e il piu’ grande di tutti i doni, la FAMIGLIA. Con questo vi lascio cari amici augurando a tutti voi un felice Natale e un buon inizio per il nuovo anno, nella speranza che con le scelte che tutti noi siamo chiamati a prendere ogni giorno, riusciamo sempre di piu’ ad avvicinarci alla direzione giusta.
Alessia
Daniel Ngigi, 2 settimane, bebe’ di strada, e’ il nostro Gesu’ bambino per quest’anno e insieme a me, a tutti i bambini del Talitha Kum e dei centri (Rehab, St. Rose & DIC), ai ragazzi/e di strada, agli altri beneficiari dei vari programmi del St. Martin (persone con disabilita’, affette da HIV/AIDS e vittime di violenze), agli amici di Effatha’, ai volontari e ai membri dello staff del St. Martin, alle comunita’ di Ol Moran (suore, giovani, bambini, collaboratori e parrochiani tutti) e Nairobi (missionari e amici dello slum di Kibera) e a tutti i missionari della Diocesi di Venezia e Padova,
vi augura BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!!!

























